È poi così distante l'Indonesia dall'Occidente?
Devono essere condannati a morte e giustiziati tre cristiani nella
lontana isola di Sulawesi perché i nostri occhi si volgano verso questo
arcipelago di oltre diecimila isole e quattrocento vulcani? Cosa sta
accadendo a quello che - pochi lo sanno - è il paese islamico più
popoloso del mondo, con un numero di musulmani pari a quello di tutti i
paesi arabi messi insieme? Quale Islam prevale nella terra dove abita
il "popolo che sorride"? Quello che era sempre stato definito un Islam
moderato sta forse cambiando pelle e sta diventando violento?
Sono
queste alcune delle domande che guidano il racconto di questo libro
che, partendo dall'osservazione della realtà attuale, sale sulle navi
dei "saraceni" che secoli fa importarono l'Islam in Oriente, entra
nelle foreste e nei villaggi per conoscere le antiche tradizioni
giavanesi, indaga su cosa ci sia dietro il sorriso che si dipinge sul
volto di questo popolo, bussa alle porte dei pochi ma attivi cristiani
e si pone all'ascolto del dibattito in corso in una democrazia giovane
e inquieta.
Maria Laura Conte,
laureata in lettere classiche, vive e lavora a Venezia come
giornalista. È membro del Centro Internazionale di Studi e Ricerche
Oasis e del comitato scientifico della rivista omonima.
Il libro č diviso in due parti: nella prima l'autore, gesuita olandese che vive da pił di quarant'anni in Egitto, racconta con vivaci particolari la sua esperienza di incontro con i musulmani, in varie associazioni culturali e sociali. Nella seconda parte egli fonda teoreticamente la sua esperienza concreta di incontro. Il percorso proposto - incontro, dialogo, testimonianza - conduce infine alla considerazione della preghiera come ambito possibile e fecondo di incontro tra credenti cristiani e musulmani: insieme davanti a Dio per la difesa dell'uomo. Una strada possibile perché realizzata , una luminosa testimonianza che non mancherą di colpire i lettori.
Il libro, originariamente in francese, č stato tradotto, oltre che in olandese e indonesiano, anche in arabo a cura del Consiglio Supremo della Cultura, organo ufficiale del governo egiziano, a testimonianza dell'alto valore riconosciuto all'opera.